Quando si parla di materiali alternativi agli aggregati naturali, la provenienza del materiale da sola non basta.
Per poter essere impiegato in edilizia, un aggregato industriale deve essere conosciuto, controllato e caratterizzato in funzione della destinazione d’uso.
Granulometria, caratteristiche fisiche, composizione e documentazione tecnica sono parte della valutazione che precede il suo utilizzo.
DIMA 0/4 nasce esattamente con questa logica: è un aggregato industriale con granulometria 0-4 mm, prodotto nell’impianto DI.MA. di Calvisano attraverso il recupero della scoria nera di acciaieria proveniente da forno ad arco elettrico, EAF-C.
Da un materiale da recuperare a un aggregato per l’edilizia
L’origine di DIMA 0/4 è uno degli aspetti che meglio raccontano il significato concreto dell’economia circolare applicata alle costruzioni.
La scoria nera generata nel processo siderurgico viene sottoposta a un processo industriale di recupero con l’obiettivo di ottenere un materiale nuovamente utilizzabile. Il risultato non viene semplicemente definito “sostenibile”: viene sottoposto a controlli e caratterizzato affinché possa trovare una precisa collocazione tecnica nel settore delle costruzioni.
L’obiettivo dichiarato da DI.MA. è ridurre il ricorso alle materie prime naturali, limitare il conferimento in discarica di materiali recuperabili e favorire l’impiego di materiali da recupero all’interno di nuovi cicli produttivi.
Cosa è tecnicamente DIMA 0/4
DIMA 0/4 è una sabbia industriale con intervallo granulometrico dichiarato 0,00-4,00 mm e forma poliedrica.
La scheda tecnica riporta una massa volumica media di circa 3,69 Mg/m³, un peso specifico medio indicativo di circa 1,76 Mg/m³, variabile in funzione dell’umidità relativa, e un pH compreso tra 9 e 11,5. La composizione chimica indicata comprende principalmente MgO, FeO, Al₂O₃, CaO e SiO₂, complessivamente superiori all’80%.
Un elemento particolarmente importante dal punto di vista del controllo qualità è la granulometria.
L’analisi viene eseguita mediante vibrosetacciatura meccanica a secco. La curva media mostra, ad esempio, un passante del 97% al setaccio da 4 mm, del 68% a 2 mm e del 4% a 0,063 mm. Tuttavia, questi valori non devono essere letti come una caratteristica indistinta di tutte le forniture: ogni lotto dispone della propria etichetta CE e della propria curva granulometrica.
Dove può essere utilizzato DIMA 0/4
La granulometria fine rende DIMA 0/4 utilizzabile in diversi processi produttivi nei quali normalmente vengono impiegate sabbie o aggregati fini.
Sono quattro i principali campi di impiego:
- produzione di conglomerati cementizi
- conglomerati bituminosi a caldo e a freddo
- prefabbricati e manufatti in calcestruzzo
- malte e massetti
Questo significa che DIMA 0/4 non nasce per una sola applicazione. La sua idoneità deve però essere sempre verificata rispetto allo specifico impiego, al mix design, alle prestazioni richieste e alle condizioni reali di produzione o di cantiere.
È lo stesso approccio indicato nella documentazione tecnica DI.MA.: le caratteristiche riportate costituiscono un riferimento, mentre per l’utilizzo concreto è consigliata una verifica preventiva dell’idoneità del prodotto.
DIMA 0/4 nel calcestruzzo
Per l’impiego negli aggregati destinati al calcestruzzo, la scheda tecnica riporta la conformità alla UNI EN 12620. La norma riguarda gli aggregati e filler di origine naturale, industriale o riciclata destinati alla produzione di calcestruzzo.
Sostituire un aggregato naturale con un aggregato industriale non significa replicare automaticamente lo stesso mix design. Occorre conoscere il comportamento delle materie prime utilizzate e valutare dosaggi, distribuzione granulometrica e prestazioni richieste al prodotto finale.
Per questo DI.MA. affianca alla produzione un’attività di controllo qualità e assistenza tecnica: non basta mettere sul mercato un materiale, bisogna conoscerne le caratteristiche e aiutare l’utilizzatore a inserirlo correttamente nel proprio processo.
Malte, massetti e manufatti cementizi
DIMA 0/4 è indicato anche per malte e massetti e la relativa documentazione riporta la UNI EN 13139, norma che disciplina le proprietà degli aggregati e filler naturali, industriali o riciclati destinati alle malte per edilizia e opere di ingegneria.
La frazione fine rende inoltre il prodotto utilizzabile nella produzione di prefabbricati e manufatti in calcestruzzo, sempre nell’ambito di un mix design verificato.
In questo tipo di applicazione, il tema non è semplicemente aumentare la percentuale di materiale riciclato. Il risultato finale deve continuare a rispondere ai requisiti tecnici richiesti dal manufatto.
È qui che economia circolare e sviluppo devono incontrarsi.
Impiego nei conglomerati bituminosi
Un ulteriore campo di applicazione indicato per DIMA 0/4 è la produzione di conglomerati bituminosi a caldo e a freddo.
Per questa destinazione fa da riferimento la UNI EN 13043, relativa agli aggregati destinati alle miscele bituminose.
Anche in questo caso, l’impiego va valutato all’interno della ricetta della miscela e in funzione delle prestazioni richieste.
Marcatura CE, CAM e contenuto di materiale riciclato
DIMA 0/4 dispone di marcatura CE per le destinazioni indicate nella scheda tecnica, che richiama le norme UNI EN 12620, UNI EN 13139, UNI EN 13043 e UNI EN 13242.
Il prodotto è inoltre dotato di un’asserzione ambientale rilasciata da organismo notificato secondo UNI/PdR 88:2020, utilizzabile per la verifica del contenuto di materiale riciclato, recuperato o sottoprodotto.
La UNI/PdR 88:2020 definisce infatti le modalità con cui un organismo di certificazione verifica il contenuto dichiarato di materiale riciclato e/o recuperato e/o sottoprodotto e rappresenta uno degli strumenti utilizzabili per documentare i requisiti richiesti dai CAM.
Per progettisti, produttori di calcestruzzo e imprese questo aspetto è rilevante perché consente di lavorare su dati documentati, evitando di ridurre il concetto di materiale “circolare” a una semplice dichiarazione.
Il punto è cosa può diventare e non da dove arriva
Per molto tempo i materiali derivati da processi di recupero sono stati raccontati soprattutto partendo dalla loro origine.
È un approccio incompleto.
Per DI.MA. il passaggio decisivo avviene dopo: caratterizzare il materiale, controllarlo, documentarne le prestazioni e individuare applicazioni tecnicamente corrette.
DIMA 0/4 nasce dal recupero della scoria nera di acciaieria, ma il suo valore industriale si misura nella possibilità di tornare all’interno di nuovi cicli produttivi come aggregato destinato a calcestruzzi, malte, manufatti e miscele bituminose.
Questa è la parte dell’economia circolare che interessa davvero il cantiere: non soltanto recuperare un materiale, ma renderlo nuovamente utilizzabile con caratteristiche conosciute e controllate.
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